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Disabilità: vent’anni dopo la Convenzione ONU, e all’alba del Progetto di vita

opificiogobetti
3 ore fa
Tempo di lettura: 5 min

Dalla Convenzione ONU del 2006 alla riforma italiana: perché i diritti delle persone con disabilità non sono ancora pienamente esigibili


Da «forma inferiore» a titolare di diritti


Le disabilità appartengono a tutte le specie viventi, costituendone peculiari forme di esistenza. Nella storia dell’uomo le disabilità hanno indotto e sancito il declassamento dell’individuo portatore al rango di “forma inferiore”, da eliminare, recludere o correggere fino alla consunzione delle proprie forze, senza soluzione di continuità. Lo testimoniano limpidamente le evidenze storiche sui popoli di ogni epoca e latitudine. L'epoca contemporanea, al contrario, ha formalmente sancito i diritti fondamentali delle persone con disabilità come mai prima nella storia. Lo testimonia la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità (CRPD) del 2006 [1], ratificata formalmente da 192 Stati sovrani più l’Unione Europea, che l’hanno resa vincolante nei propri ordinamenti interni. In tema, la CRPD segna un passaggio epocale: abolisce il declassamento e la marginalizzazione delle persone con disabilità, e individua nella dimensione sociale pubblica e privata delle precise (con)cause della loro esclusione sul piano delle pari opportunità di accesso a diritti, luoghi e servizi.


Vent'anni dopo la Convenzione ONU, una rivoluzione incompleta


Tuttavia, lungi dal rappresentare il punto di approdo di questo storico ribaltamento, la CRPD è stata piuttosto un punto di partenza. A distanza di venti anni, la sua declinazione in pratica è molto distante dal traguardo del compimento. Ad eccezione di uno sparuto numero di Paesi, tutti gli altri faticano o non fanno abbastanza per il superamento di modelli di assistenza che, per usare un resistente eufemismo, riconducono a paradigmi ortopedici e discriminatori.


Nella trasposizione del diritto in pratica resta un lungo cammino da percorrere. Per portare a reale compimento l’applicazione della CRPD è necessaria una rivoluzione culturale che travolga amministratori, progettisti, addetti ai lavori e, più in generale, l’intero corpo sociale. Se questa rivoluzione copernicana si arresta alla riproposizione di vecchi schemi con formule nuove, allora si tratta soltanto di una transizione di parole. Se il discorso pubblico si ferma ad una riformulazione terminologica dei modelli prestazionali del Novecento, i diritti restano cristallizzati nei limiti e nelle ingiustizie del modello da superare.


L'accessibilità come corpo del diritto


Per le persone con disabilità e le loro famiglie, l’accessibilità non è un sostantivo: è il corpo del diritto, che a sua volta è lo specchio della qualità della vita e dell’abitare. Ogni altro riferimento alla nozione di accessibilità che esula dal pieno riconoscimento dei diritti di cittadinanza non è né corretto, né accettabile.


Nella cornice delle disabilità, bisogna essere consapevoli che ancora tanto c’è da fare per dare pienezza alla sostanza dei diritti. E questo sforzo passa necessariamente per lo studio, la formazione continua e la messa in rete di chi opera sul campo, strappando il tema delle disabilità alla pura delega politica e sanitaria. Parimenti, la sensibilizzazione delle comunità territoriali dovrebbe essere un pilastro portante delle politiche sociali. Ci sono tutte le basi per l’evoluzione civile corrispondente.


La riforma italiana: dalla Legge delega 227/2021 al progetto di vita


Nel nostro Paese una parte della rivoluzione introdotta dalla CRPD sta trovando concretezza a partire dalla Legge delega n. 227 del 2021, approvata dalla Commissione Europea. L’ambizioso obiettivo è la realizzazione di “una riforma della normativa sulle disabilità nell'ottica della de-istituzionalizzazione e della promozione dell'autonomia delle persone con disabilità. [...] L'obiettivo si realizza attraverso: il rafforzamento e la qualificazione dell'offerta di servizi sociali da parte degli Ambiti territoriali, la semplificazione dell'accesso ai servizi socio-sanitari, la revisione delle procedure per l'accertamento delle disabilità, la promozione dei progetti di vita indipendente, la promozione delle unità di valutazione multidimensionale”. [2] Dalla Legge delega sono scaturiti tre importanti decreti attuativi: il d.lgs. n. 222/2023, “Riqualificazione dei servizi pubblici per l’inclusione e l’accessibilità” [3]; il d.lgs. n. 20/2024, “Istituzione dell'Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità” [4], e il d.lgs. n. 62/2024, che ridefinisce la condizione di disabilità, semplifica e razionalizza le procedure per il riconoscimento dell’invalidità civile, introduce il tema dell’accomodamento ragionevole, e soprattutto istituzionalizza il progetto di vita individuale e personalizzato, precisandone le procedure e i valutatori [5].



Il ruolo di Opificio Gobetti rispetto alle disabilità


Nello scenario a venire di questi importanti cambiamenti, Opificio Gobetti non si limiterà a osservare. Vogliamo essere attori e propositori attivi. Ci impegneremo a costruire connessioni e progetti con la consapevolezza che l'accessibilità è il corpo stesso del diritto. Siamo fermamente convinti della direzione da seguire, misurando l'impatto delle nostre azioni. L’esperienza ci insegna che sono soprattutto i passaggi a vuoto a coincidere, spesso, con importanti occasioni di apprendimento e arricchimento del campo conoscitivo. Non inciampi, ma necessari passaggi di evoluzione.


Siamo una rete di ricerca, progettazione e studio continuo sulle comunità e sul territorio. Essere retisti per noi significa trasformare le connessioni tra persone e comunità in strumenti di pressione e di cambiamento reale sul territorio. Abbiamo pensato a questo primo longform per definire una parte del nostro lavoro, e fissare le coordinate di senso e di scopo sul tema delle disabilità nella rubrica Energie Nove 2.0.


Perché per quanta strada

è stata già fatta

in questa direzione,

molta altra ne resta da fare.



Saluti dal Molise, quarantacinque anni dopo


Tramonto dal borgo di Termoli

Era il 1981, e nella prefazione di una raccolta di poesie, Io vivo io lotto [6], scritte da una persona con disabilità, veniva riportato:


«Mi pare d’aver letto, o d’averlo sentito da qualche parte, che in alcune città del Nord-Europa persino i marciapiedi e gli autobus urbani sono fatti in modo da poter essere utilizzati dagli handicappati per la loro normale partecipazione alla vita comunitaria. E ciò senza indulgere a falsi pietismi o a concessioni particolari di sapore assistenzialistico, ma per semplice traduzione nei fatti di diritti elementari civici quali sono quelli di ogni cittadino, anche se portatore di deficit psico-fisico imputabile alla nascita o alla stessa società» [7].

L’autore della raccolta, Brunello Mucci, scriveva da Termoli, in Molise. Le sue parole ci ricordano che oggi la sfida non è più scrivere nuove regole, ma renderle ostinatamente esigibili sullo spazio dei nostri territori.



Autore: Paolo Menaldi

Ricercatore sociale

Note e fonti :


  1. ONU, Assemblea Generale, Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), Risoluzione A/RES/61/106 del 13 dicembre 2006 (ratificata in Italia con Legge 3 marzo 2009, n. 18).

  2. Legge 22 dicembre 2021, n. 227, Delega al Governo in materia di disabilità.

  3. Decreto legislativo 13 dicembre 2023, n. 222, Disposizioni in materia di riqualificazione dei servizi pubblici per l'inclusione e l'accessibilità.

  4. Decreto legislativo 5 febbraio 2024, n. 20, Istituzione dell'Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità.

  5. Decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62, Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l'elaborazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato.

  6. Brunello Mucci, Io vivo io lotto, Editoriale Rufus, 1981.

  7. Natalino Paone, Prefazione, in Brunello Mucci, Io vivo io lotto, Editoriale Rufus, 1981, p. 9.











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